Attacco hacker contro lasicurezza dell’abitazione.

L’evoluzione tecnologica, in particolar modo quella legata all’informatica, continua a favorire la realizzazione di oggetti «intelligenti» o smart. Questi, ideati con l’intento di facilitare le vite dei propri possessori, necessitano di essere connessi alla rete per poter «vivere».

Va da sé che, inevitabilmente, contribuiscono parimenti all’aumento delle possibilità di vere e proprie intrusioni, anche se non direttamente fisiche. Tutto ciò che è collegabile a reti, cablate e non, è potenzialmente vulnerabile. Si è già visto di tutto. I primi, ovviamente, sono i modem-router, che sovrintendono alla gestione della rete domestica.

Si trovano poi, via via, tutte le periferiche possibili e immaginabili, collegate alla rete domestica. Per citarne alcuni ad esempio: apparecchiature di vocale; elettrodomestici assistenza (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, forni, ecc.); tutte le apparecchiature per la domotica (termostati intelligenti, strumenti di misurazione vari, servocomandi, e impianti di gestione microclimatica, impianti d’illuminazione e gestione dell’energia, aperture di cancelli e serrande, comandi per tapparelle o frangi luce); impianti e attrezzature per la sicurezza (telecamere e sistemi di videosorveglianza, impianti di sicurezza e allarme intrusione, sistemi di controllo accessi e relative serrature, incontri elettrici e altri servomeccanismi); baby monitor e persino wc. Si esattamente.

Ne esistono di «connessi»… Purtroppo, tutta questa «intelligenza» presenta diverse vulnerabilità che, per vari motivi, possono essere sfruttate da attaccanti competenti. A peggiorare la situazione ci pensano gli utenti che, per semplificarsi la vita, spesso utilizzano credenziali di accesso deboli o addirittura non modificano quelle predefinite come impostazioni di fabbrica. Apro una parentesi per dare un’idea della dimensione del problema. Una ricerca a livello europeo, svolta da un grande marchio di telefonia mobile ed elettrodomestici, rivela che un maggiore controllo e trasparenza potrebbero sbloccare il potenziale della casa intelligente.

La ricerca condotta a rivela che – in Italia – quasi 9 persone su 10 manifestano preoccupazione per la propria privacy, in relazione a queste innovazioni, con il 45% che si dichiara addirittura molto preoccupato. La maggior parte dei consumatori si preoccupa della sicurezza del proprio smartphone, nonostante ci siano poi altri dispositivi in casa, che raccolgono dati personali e sono potenzialmente altrettanto vulnerabili alle minacce. La ricerca è stata condotta su oltre 8.000 soggetti, tra Millennial e Gen Z ed, evidenzia che più di un terzo dei giovani europei, non pensa mai alla sicurezza dei propri elettrodomestici smart.

Al contrario, una persona su due, riflette quotidianamente sulla sicurezza del proprio smartphone, un dato significativo se si considera l’elevata connettività dei dispositivi smart e stimando che entro il 2028, le case intelligenti in Europa, supereranno i 100 milioni. Lo studio evidenzia come la gestione della sicurezza possa risultare opprimente per molti.

In particolare, in Italia le apprensioni sul tema vanno dal timore di subire furti di denaro, legati all’accesso illecito a dati sensibili, alla preoccupazione concernente l’uso dei metadati a scopo identificativo, ma sempre il tutto, riferito agli smartphone. Le risposte degli intervistati indicano una profonda lacuna educativa in materia di sicurezza.

Otto italiani su dieci dichiarano, al momento dell’acquisto, che la sicurezza di un device è un aspetto fondamentale eppure, nonostante una crescente consapevolezza, molti si sentono ancora impreparati ad agire correttamente e, di fatto, è così.-Solo l’11% ritiene di essere molto preparato sul tema Un terzo accetta le impostazioni predefinite delle app, senza comprenderle realmente ed appieno-Solo il 36% è consapevole di quali dati, le proprie app e dispositivi, raccolgano-Quasi due terzi ritengono di non avere il pieno controllo dei propri dati sui dispositivi che utilizzano-Il 68% degli intervistati sente il bisogno di maggiore educazione sull’uso di dati e sulla sicurezza ma poi, di fatto, non procede oltre-un italiano su 10, infine, non crede che i marchi, di produttori e sviluppatori, proteggano effettivamente i suoi dati.

Questi timori impediscono alle persone di sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie più recenti. Il 15% % non ha condiviso dati tra dispositivi smart per timori legati alla sicurezza. Molti ammettono di rinunciare ai benefici della tecnologia nella vita quotidiana. Eppure, due terzi, affermano che sarebbero più propensi ad abbracciare completamente l’intelligenza artificiale e le soluzioni smart per la casa, se comprendessero meglio come queste potrebbero migliorare il loro stile di vita e si sentissero sicuri del fatto che i loro dati sono protetti.

La vera innovazione dovrebbe iniziare dalle persone. Questa ricerca evidenzia una riluttanza ad abbracciare pienamente le tecnologie disponibili a causa dell’incertezza sull’uso dei dati. Il marchio che ha realizzato la ricerca, ha sviluppato e mette a disposizione una piattaforma di sicurezza, che protegge i dati raccolti dai suoi elettrodomestici smart e dai dispositivi mobili. Con la diffusione della vita connessa, il brand sta ampliando la sicurezza all’intero ecosistema per consentire agli utenti di usufruire in tutta tranquillità di tutti gli apparecchi smart e delle funzionalità avanzate offerte dai suoi device.

Questi, a lungo termine, collaboreranno tra loro per garantire la sicurezza reciproca. Basato su soluzioni all’avanguardia, che assicureranno una protezione in tempo reale su più dispositivi, dagli smartphone ai tablet, fino ai televisori e oltre. A rafforzare questa protezione ci sono degli appositi applicativi, che conservano informazioni sensibili come PIN, password e dati biometrici in un ambiente separato e protetto a livello hardware.

Questo assicura che, anche in caso di compromissione del sistema operativo principale, i dati personali restino sempre al sicuro. Grazie a questo sistema di sicurezza multilivello, gli utenti possono gestire la propria sicurezza su tutti i dispositivi connessi, prendendo decisioni pienamente autonome e secondo le proprie preferenze.

Ciò detto, torniamo sul fatto che qualche malintenzionato potrebbe gestire, a distanza ed in modo occulto, l’abitazione designata come vittima. Potrebbe spiare e collezionare tutte le informazioni personali e quindi predisporre e coordinare attacchi mirati, basati sulle abitudini della famiglia. Va detto che questi tipi di attacchi risultano essere particolarmente subdoli e difficili da individuare, da parte delle vittime, in tempo utile per contrastarli e poter evitare o almeno limitare i danni.

Per tutti i dispositivi, di qualsiasi tipo, collegati in rete, vige la stessa regola di base: aggiornare frequentemente i software installati, al fine di limitare le possibilità di falle di sicurezza al loro interno. Tante di queste falle sono facilmente reperibili in internet ed è quindi possibile, per i malintenzionati, individuare i dispositivi vulnerabili utilizzando appositi motori di ricerca. Un’altra raccomandazione fondamentale da adottare è cambiare le password dei vari device, utilizzando combinazioni complesse e uniche per ogni differente applicazione.

Ovviamente ma è meglio rammentarlo, evitare di utilizzare password facili da ipotizzare, come nomi propri, date di nascita o altre ricorrenze, nomi di animali domestici, ecc. Se le credenziali di accesso dovessero diventare tante, troppe da ricordare, sarà necessario gestirle in modo sicuro, utilizzando idonei sistemi, protetti a loro volta con una credenziale master.

A tal proposito si tenga in considerazione che: una password ritenuta accettabile è quella composta da almeno otto caratteri, comprendenti lettere (minuscole e maiuscole), numeri e caratteri speciali; una buona password, molto efficace, deve avere le stesse caratteristiche di composizione di quella citata ma di lunghezza di almeno sedici caratteri. Chi fosse pratico nell’utilizzo di attrezzature informatiche, può optare per l’adozione di misure di sicurezza avanzate, assimilabili a quelle utilizzate in ambiti lavorativi.

Oltre alle protezioni fin qui descritte, è assolutamente necessario mantenersi aggiornati sulle minacce esistenti e prestare attenzione agli eventuali segnali, che possono essere indicativi di possibili intrusioni. Ad esempio anomalie di funzionamenti dei dispositivi connessi o modifiche nei parametri impostati e che si è certi di non aver apportato. Riavvii senza giustificato motivo. In tutti questi casi, è opportuno controllare immediatamente le impostazioni di sicurezza e, se necessario, scollegare dalla rete il dispositivo sotto esame, per prevenire ulteriori accessi non autorizzati e almeno fino all’intervento di un tecnico specializzato.

La tecnologia è in continua evoluzione e di pari passo lo sono le minacce correlate. È essenziale mantenere alta la consapevolezza sui rischi legati all’informatizzazione delle abitazioni e agire dinamicamente per proteggere loro e quanto in esse contenuto, comprese le persone.

Luciano Brenna