Che cosa succede davvero in una consulenza Feng Shui?

Non oggetti portafortuna né mobili spostati a caso, ma un’analisi della casa con bussola, planimetrie e sopralluogo. Lo spiega Luca Maria Lavezzi, ingegnere, architetto e consulente Feng Shui.

Una pianta di bambù sul mobile dell’ingresso, una fontanella in salotto, il letto spostato dopo aver visto un video sui social. Per molti il Feng Shui è questo: una serie di piccoli accorgimenti, spesso contraddittori, da seguire con un po’ di speranza.

Eppure chi decide di rivolgersi a un consulente si trova davanti a un lavoro molto diverso. Più vicino a quello di un tecnico che a quello di un arredatore. Che cosa succede, allora, quando un professionista entra in casa nostra con una bussola in mano?

Lo abbiamo chiesto a Luca Maria Lavezzi, ingegnere edile e architetto, che dal 2024 è il primo e a oggi unico consulente italiano riconosciuto dall’IFSA, l’International Feng Shui Association.

Feng Shui: che cosa è e che cosa non è

Il Feng Shui nasce in Cina come disciplina per scegliere dove e come costruire. Studia il rapporto tra un edificio, il luogo in cui sorge e le persone che lo abitano. Orientamento, esposizione alla luce, forma del terreno, posizione dell’ingresso e percorsi interni sono i suoi strumenti di lettura.

«Il primo equivoco da chiarire è che il Feng Shui non è uno stile d’arredo», spiega Lavezzi. «Non esiste una casa “in stile Feng Shui”. Esiste una casa analizzata con un metodo, che può essere moderna, classica o rustica.»

Il secondo equivoco riguarda gli oggetti. Campanelle, statuette e cristalli occupano gran parte di ciò che si trova online, ma hanno poco a che vedere con una consulenza seria. «Il mio approccio si riassume in una frase: non basta credere, si vuole sapere. Ogni indicazione deve avere una ragione che posso spiegare al cliente.»

Il primo passo: ascoltare e raccogliere i documenti

Una consulenza non inizia in casa, ma con una conversazione. Il consulente chiede chi abita l’immobile, come vengono usati gli spazi e che cosa non funziona. Può essere un sonno disturbato, una stanza che nessuno usa, un’attività che fatica a decollare.

Poi servono i documenti. Le planimetrie in scala, l’anno di costruzione o dell’ultima ristrutturazione importante, l’orientamento dell’edificio. «Sono le stesse informazioni che chiederei come progettista», osserva Lavezzi. «Senza una pianta corretta, qualsiasi analisi diventa un’opinione.»

Il sopralluogo: bussola, osservazione e misure

Il momento centrale è la visita. Il consulente rileva l’orientamento con il luopan, la bussola tradizionale del Feng Shui, e lo riporta sulla planimetria. Osserva poi l’esterno: strade, edifici vicini, verde, pendenze. Sono elementi che influenzano luce, rumore, privacy e percezione della casa.

All’interno l’attenzione va all’ingresso, ai percorsi tra le stanze, alla posizione di letti, scrivanie e zone di lavoro. «Guardo come una persona si muove nello spazio e dove trascorre più ore», racconta Lavezzi. «Un letto può essere bello dove sta, ma se è sotto una trave o di fronte a una porta che si apre di continuo, il riposo ne risente.»

Quando serve, la consulenza si affianca a un rilievo geobiologico. Con strumenti di misura si verificano la presenza di campi elettromagnetici, l’eventuale passaggio di acquiferi sotto l’edificio e altri fattori ambientali che possono incidere sul comfort.

Che cosa si riceve alla fine

Il risultato è una relazione scritta, accompagnata da planimetrie annotate. Le indicazioni sono ordinate per priorità e per impegno richiesto:

  • interventi semplici, come cambiare la posizione di un letto o di una scrivania, o ripensare l’illuminazione;
  • interventi intermedi, come colori, materiali, arredi su misura o una diversa distribuzione delle funzioni;
  • interventi strutturali, da valutare solo in caso di ristrutturazione o nuova costruzione.

«Il cliente deve poter decidere che cosa fare e quando», sottolinea Lavezzi. «Spesso le modifiche più utili sono anche le meno costose.»

Che cosa non aspettarsi

Altrettanto importante è sapere che cosa una consulenza seria non promette.

  • Nessun oggetto miracoloso. Se l’analisi si conclude con una lista di acquisti, conviene farsi qualche domanda.
  • Nessuna promessa di ricchezza, amore o guarigione. Una casa ben progettata può migliorare il comfort e la qualità della vita quotidiana, ma non sostituisce né il medico né le scelte personali.
  • Nessun obbligo di stravolgere la casa. Un buon consulente lavora con ciò che c’è e rispetta budget, gusti e vincoli.

«Ciò che garantisco è il metodo», commenta Lavezzi. «Ogni indicazione nasce da un’analisi precisa e verificabile, e il cliente sa sempre perché la sta seguendo. È questo che produce risultati concreti e duraturi.»

Quando ha più senso chiamare un consulente

Secondo Lavezzi ci sono momenti in cui il Feng Shui dà il massimo:

  • prima di comprare una casa o un terreno, quando si può ancora scegliere;
  • prima di ristrutturare, perché spostare una porta sulla carta costa molto meno che farlo a lavori finiti;
  • in fase di progetto di una nuova costruzione;
  • in hotel, strutture sanitarie e luoghi di lavoro, dove il benessere di ospiti, pazienti e collaboratori incide sulla qualità del servizio e sui risultati dell’attività.

«Il Feng Shui funziona meglio quando entra nel progetto, non quando arriva dopo», conclude Lavezzi. «Lo vedo come uno strumento in più per progettare spazi che stanno bene addosso a chi li vive.»

In fondo è la stessa domanda che CasaBenessere pone in ogni pagina: come vogliamo vivere la nostra casa? Una consulenza Feng Shui fatta con metodo è un modo per rispondere con più consapevolezza.


Chi è Luca Maria Lavezzi

Ingegnere edile e architetto, consulente Feng Shui e docente di Geobiologia e Domoterapia. Dal 2024 è il primo e a oggi unico consulente italiano riconosciuto dall’IFSA (International Feng Shui Association). Si occupa di consulenze per abitazioni, attività commerciali e strutture ricettive, e di formazione professionale. Per informazioni sulla sua consulenza Feng Shui è possibile visitare il suo sito.