A CURA DI LISA MAIORANO
Ci sono luoghi che restano nel cuore, non solo per la bellezza dei paesaggi, ma per le emozioni che ti regalano, per i sorrisi che incontri, per i profumi che respiri e per quel senso di armonia che solo la natura sa donare.
Arriva un momento in cui senti il bisogno di rallentare, di respirare aria pura, di lasciarti sorprendere dai piccoli dettagli, di trovare spazi ampi per guardare dentro e fuori di te. A me è successo proprio così: avevo bisogno di una vacanza che non fosse solo una fuga, ma un’immersione.
Un’immersione in una natura autentica, in un ritmo più umano, in un luogo dove le cose ancora parlano.
Così siamo partiti per la Val di Non, una valle trentina incastonata tra le Dolomiti, famosa per le mele, certo, ma capace di stupire con molto di più. È una valle fatta di canyon vertiginosi, laghi incantati, castelli medievali, santuari sospesi nel tempo e agriturismi che profumano di torte appena sfornate. È una valle che entra nel cuore senza far rumore, ma con una forza che non si dimentica.
Agriturismo tra i meleti: dove tutto è cominciato
Il nostro rifugio per questi giorni è stato l’Agritur La Crucola, un agriturismo autentico, nel piccolo paese di Flavon.
La struttura è semplice, ma curatissima: camere con vista sulle montagne, colazioni con torte fatte in casa dalle proprietarie (diverse ogni mattina!), una sauna a infrarossi, una vasca idromassaggio rilassante e la possibilità di prendere gratuitamente le biciclette per esplorare i dintorni. Ma soprattutto: calore umano.
Quell’accoglienza genuina che ti fa sentire parte di qualcosa. L’Agritur La Crucola è uno degli Ambasciatori Melinda, a testimonianza del forte legame che c’è tra turismo e agricoltura.
Da Flavon al Passo Mendola: la salita che non ti aspetti
Il mio compagno è un ciclista appassionato, e ormai lo so: ogni vacanza nasconde una salita. Questa volta è toccato al Passo Mendola, una meta classica per gli amanti della bici… ma non avrei mai pensato che sarebbe piaciuta così tanto anche a me. Siamo partiti da Flavon.
Fin da subito, la strada inizia a salire, prima dolcemente, poi con qualche tratto più impegnativo. Il mio compagno, ovviamente, l’ha affrontata con la sua bici da corsa, affrontando ogni curva come fosse il Giro d’Italia. Io, invece, ho scelto la mia fedele alleata: la e-bike. Grazie a lei ho potuto godermi ogni scorcio senza troppo affanno. La salita è lunga, ma mai noiosa. Si alternano prati, piccoli borghi, boschi e panorami aperti.
Lungo il tragitto ci siamo fermati più volte: per ammirare il paesaggio, per bere un sorso d’acqua, per commentare quanto sia bella questa valle, anche vista da “più in alto”.
Arrivati al Passo Mendola, ci ha accolto un’atmosfera quasi alpina, con il profumo dei pini e un’aria frizzante che evocava un senso di conquista. Per me, abituata a pedalate più tranquille, è stata una soddisfazione immensa. Kayak e canyon: un doppio tuffo nel cuore della roccia.
La Val di Non è anche la Valle dei Canyon, e non è solo un modo di dire. Ci siamo avventurati in kayak tra le strette gole del lago di Santa Giustina, dove il torrente Novella ha scolpito la roccia in forme che sembrano dipinte. Partiti dalle Plaze di Dermulo, abbiamo affrontato una delle esperienze più affascinanti della vacanza: pagaiare nel silenzio, interrotti solo dal gocciolio dell’acqua e dalla luce filtrante che trasformava tutto in uno spettacolo quasi mistico. Il kayak si muoveva tra pareti alte e strette, mentre l’acqua calma rifletteva i raggi del sole che filtravano dall’alto, creando giochi di luce simili a dipinti. Il suono dell’acqua, il fresco umido che saliva dalla forra, la sensazione di trovarsi in un luogo sacro e segreto.
Sospesi nel vuoto: Canyon Rio Sass
Per completare l’avventura “sotterranea”, abbiamo deciso di esplorare il Canyon Rio
Sass, questa volta via terra, tra passerelle e scalinate metalliche ancorate alla roccia. La visita parte dal centro di Fondo, tra le case costruite letteralmente sulla pietra. La guida ti accompagna lungo un percorso mozzafiato: 2,5 km e milleduecento gradini, con il torrente che ruggisce sotto i piedi e la vegetazione che si fa sempre più fitta. Alcuni tratti sono a oltre 25 metri d’altezza: se soffri di vertigini, potresti vacillare… ma la bellezza toglie ogni paura.
È un viaggio nel cuore della terra, un cammino tra cascate, grotte, strettoie e antiche leggende. E pensare che un tempo questi luoghi erano rifugi segreti dei ragazzi del posto. Oggi sono diventati un gioiello naturalistico conosciuto in tutta Europa. È un percorso emozionante che ti fa sentire minuscolo di fronte alla forza della natura.
Laghi incantati e sentieri da fiaba
Oltre ai canyon, la valle custodisce veri gioielli d’acqua: il Lago di Tovel, celebre per le sue acque rosse (che un tempo si tingevano davvero di questo colore!), il Lago di Tret e il piccolo Lago Smeraldo, nascosto nel bosco come una pietra preziosa. Ognuno di questi laghi racconta una storia, e ognuno merita una passeggiata attorno alle sue rive per respirarne l’essenza.
Castelli, arte e un trenino da sogno
La Val di Non è anche terra di castelli e cultura. Non è necessario essere appassionati di storia per restare affascinati da questi antichi manieri, che punteggiano il paesaggio come sentinelle del passato. Alcuni di essi sono visitabili grazie al suggestivo Trenino dei Castelli, un’esperienza unica che ti conduce in un viaggio nel tempo, tra stanze affrescate, torri, cappelle e leggende.
Il silenzio che parla: San Romedio e il suo orso
A concludere il nostro viaggio, una tappa spirituale che rappresenta anche un abbraccio alla natura e alla leggenda: il Santuario di San Romedio. Incastonato su uno sperone di roccia alto settanta metri, nella splendida Val di Non, questo luogo sacro affonda le sue radici nella fede e nella tradizione, offrendo al pellegrino moderno un’esperienza intensa e silenziosamente potente.
Il complesso è costituito da cinque piccole chiese sovrapposte, costruite in epoche diverse, raggiungibili salendo centotrentuno gradini scavati nella pietra. Ogni passo è una preghiera non detta, ogni respiro un dialogo intimo con la storia e la spiritualità. Siamo arrivati seguendo l’antico sentiero scavato nella roccia, che parte dal Museo Retico di Sanzeno: un cammino breve ma ricco di fascino, che segue il fianco della montagna, con scorci mozzafiato sulla valle sottostante.
Giunti in cima, la vista toglie il fiato: l’intero santuario appare sospeso tra terra e cielo, protetto dal silenzio del bosco. Ciò che rende questo luogo ancora più unico è la presenza dell’orso bruno, che vive in un’area faunistica protetta poco distante dal santuario. La sua figura non è solo un’attrazione per grandi e bambini, ma custodisce una leggenda antica: si racconta che San Romedio, nobile eremita vissuto tra il IV e il V secolo, avendo perso il proprio cavallo, domò un orso per raggiungere Trento, dove desiderava incontrare il vescovo. L’orso, anziché aggredirlo, si lasciò sellare docilmente.
Da allora, questo animale è divenuto simbolo del rapporto armonico tra uomo e natura, tra spirito e creato. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Bruno, dopo averlo atteso pazientemente per quasi venti minuti mentre dormiva nella sua grotta. È uscito per pochi istanti, quasi per salutarci, con passo lento e maestoso. Abbiamo avuto appena il tempo di scattargli una foto, poi è tornato tranquillo al suo sonnellino. Un incontro fugace, ma carico di emozione. Un momento che resterà impresso nei ricordi come una piccola benedizione, un’apparizione gentile nel silenzio che parla.
Oggi il santuario rappresenta una delle tappe più suggestive del cammino spirituale denominato “Il Papa delle Dolomiti”, dedicato al Beato Giovanni Paolo I, che amava questi luoghi e ne riconosceva il potere rigenerante.
Un percorso di fede che attraversa il cuore del Trentino, unendo storia, cultura e contemplazione. San Romedio non è solo un santuario. È un luogo dove il tempo si ferma, dove il silenzio si fa linguaggio e l’essenziale si rivela. È un invito alla lentezza, all’ascolto, alla connessione profonda con ciò che ci circonda e con ciò che abbiamo dentro.
La Val di Non non è solo una meta di villeggiatura: è un mondo da esplorare, una storia da vivere, un’esperienza che ti entra dentro. Dalle cime del Tonale ai silenzi del Santuario di San Romedio, dai canyon scavati dall’acqua alle dolci colline coltivate a mele, ogni angolo di questa valle ti parla – se hai voglia di ascoltarlo.
Ci tornerò? Certo che sì. Perché alcune vacanze non finiscono mai: semplicemente si mettono in pausa, in attesa del prossimo ritorno.

