Il cortile ritrovato:Dall’Asfalto all’Oasi

Quando eravamo piccoli, il pomeriggio scendevamo a giocare nel cortile o un semplice interno stradale, anche una stradina, con o senza piante, veniva da tutti considerato cortile, cioè uno spazio multiuso e funzionale, un passaggio più simile a una soffitta che a uno spazio in cui piante, animali e persone potessero convivere con funzionalità precise. Se, giocando con il pallone o con le ruote di triciclo o di bicicletta, passavamo su qualche pianta, non ci ponevamo molti problemi, ma guai a sporcare i panni stesi o a rompere un vetro. In compenso, i giardinetti erano altra cosa: le stradine interne erano lo spazio utilizzabile per il gioco o il passeggio, il verde era intoccabile; guai a muoversi nel verde, che era quasi sempre organizzato come un giardino all’italiana.

Questa divisione, dal dopoguerra a oggi, ha segnato il destino di questi spazi di convivenza. I giardinetti, tra alterne fortune, sono stati comunque rispettati e, dinanzi all’espansione del cemento, sono rimasti spesso gli unici spazi in cui respirare un’aria meno inquinata. I cortili hanno subito le più diverse trasformazioni: regolarmente pavimentati, sono diventati spesso parcheggi, o anche box o garage, poi condonati. Del misero verde esistente, hanno resistito nel tempo le piante in vaso, in genere messe ai margini della superficie, talvolta lascito dei traslochi, e gli alberelli, spesso piantati in modo casuale e disorganizzato, salvo quelli esistenti al momento della costruzione dello spazio.

Il rispetto degli alberi è comunque relativo, perché gli alberelli nel tempo sono diventati piante ingombranti e neppure la distanza considerata di rispetto (tre metri dallo stabile) è servita a impedirne la rimozione, avvenuta per motivazioni delle più diverse: invasività delle radici o dei rami, costruzione di reti di ogni genere (gas, idrica, elettrica, fibra, TV, ecc.), presenza di uccelli (spesso preesistente alla costruzione delle case) che, con canti e deiezioni, infastidivano gli inquilini: tutte motivazioni funzionali alle esigenze del momento. Esigenze che coinvolgevano anche gli altri animali presenti nell’area, sia che fossero già residenti, sia che seguissero l’insediamento umano.

A ogni nuova ristrutturazione o lavoro urbanistico nell’area, queste presenze tornavano a essere evidenti e fastidiose e per gli alberi o gli arbusti il destino veniva segnato, data la possibilità offerta al condominio di gestire questi spazi autonomamente, senza alcuna valutazione del valore o del servizio che piante o animali offrivano con la loro presenza. Dal periodo del COVID in poi, questa realtà è cambiata, poiché è aumentata l’attenzione per un ambiente più sano e naturale. Fattori decisivi sono stati l’aumento del numero dei cani e degli animali di compagnia, quindi della necessità di muoversi con essi e di gradire la loro presenza negli spazi comuni, e l’aumento dei B&B nella fase successiva all’epidemia, con l’interesse per una manutenzione degli spazi verdi, che ne miglioravano l’offerta abitativa.

Dal periodo del COVID in poi, è aumentata l’attenzione per un ambiente più sano e naturale

Oggi queste piccole isole sono gioielli preziosi che andrebbero preservate e la gestione dei condomini può svolgere un ruolo fondamentale. La legislazione comincia ad avere un peso maggiore per la loro conservazione, ma ancora manca il senso comune della loro utilità, magari espresso attraverso alcuni valori come la quantità di ossigeno prodotta, la temperatura dell’area (fattore decisivo per la vivibilità nelle grandi città, sovraccariche di climatizzatori), e un criterio valutativo che leghi il decoro anche alla qualità estetica e che consideri il verde comune un elemento accessorio ma necessario per la valutazione degli immobili e delle loro ristrutturazioni.