Riconsiderazione del consumo sostenibile e benessere

Riprendiamo la domanda dal titolo della raccolta di scritti autobiografici di Bruce Chatwin, viaggiatore e scrittore britannico, che annotava ed elaborava ciò che osservava girando per il mondo. Partiamo dal principio che il benessere è un fatto individuale, diverso per ognuno, ma che necessita della cooperazione di tutti gli esseri viventi: persone, animali e piante.

Non porsi questa domanda porta a grandi fallimenti. Osserviamo il faraonico progetto The Line, la città ideale rettilinea di 170 kilometri, larga 200 metri realizzata in Arabia Saudita. The Line prevedeva zero auto e zero emissioni per 9 milioni di abitanti. Da questa ipotesi iniziale, nel corso della sua realizzazione, l’obiettivo è stato ridimensionato a 2,4 kilometri di lunghezza, da raggiungere entro il 2030, e questa, potrebbe ospitare 300 mila abitanti.

Il progetto è sostanzialmente fallito perché nel suo concetto di sostenibilità non ha tenuto conto del passaggio degli uccelli migratori e della necessità del passaggio dei venti. La presenza di correnti d’aria è utile alle piante e all’equilibrio dell’ambiente favorendo l’impollinazione e la presenza degli stessi uccelli. Hanno poi nfluito i suoi costi di realizzazione e la manutenzione. Degna di nota invece, la natura commerciale della città, situata lungo la costa del Mar Rosso, che vivrebbe di flussi economici esterni.

Quando la circolarità non viene considerata come il fondamento della sostenibilità, le illusioni si scontrano contro l’amara realtà; quando non si ha produzione locale di servizi e manufatti e la qualità non è il suo perno, il sistema non regge. Le case diventano dormitori, i locali per il commercio al dettaglio diventano magazzini di deposito, le scuole e gli ospedali diventano luoghi di contenimento.

Il passato può insegnarci qualcosa sul benessere a basso costo energetico e sulla qualità che la circolarità e le piccole produzioni possono sviluppare, in un mix sostenibile con i grandi progetti dal costo inutilmente enorme. Ricordiamo che la nostra vita sul pianeta è totalmente dipendente dalle piante, che immettono ossigeno nell’atmosfera e sono l’alimento diretto o indiretto di tutti gli altri esseri viventi.

Spesso, la casa immaginata come ideale diventa progressivamente scomoda e invivibile se non pone al centro della sua creazione il risultato dell’interazione tra persone, animali e piante. Guardiamo dove viviamo e chiediamoci: dove sono gli animali e le piante, domestici e selvatici, nell’aria o nel sottosuolo? Dove vivono e cosa fanno nella casa, nel palazzo, nel quartiere o nella villetta?